PHOTOGRAPHER AND DIRECTOR

PAGE 31 January 2015

“Tutto ha inizio con la prima polaroid regalatami da mio padre.”  E invece no. La mia storia non comincia così. La fotografia per me non è un romantico ricordo di famiglia, bensì l’inizio, quasi per gioco, della produzione di un’opera d’arte.

Annuncizione, dal ciclo fotografico Jesus is my homegirl. Questa fotografia è esposta nella permanente del Museo di Arti Applicate Oggi di Torino

Nel 2006 mi sono trasferita a Torino. In quel periodo mi interessavano le riflessioni sull’identità di svariati artisti contemporanei. Allo stesso tempo, ragionavo molto sul raccontare con le parole e con le immagini, senza necessariamente ricorrere al video. Dalla Colonna Traiana a David La Chapelle, mi affascinavano i tableaux vivant.

Così ho deciso con un gruppo di amici, capitanati da Tommaso Delmastro, direttore creativo dello studio Undesign, di mettere insieme queste idee e realizzare un ciclo di fotografie, Jesu is my homegirl, che raccontasse in pochi passaggi salienti, la vita di Gesù, permettendomi di riflettere sulla mia identità, sulla fotografia e sulla sua riproducibilità.

Ad ogni casa la sua automobile, in uno dei tanti boroughs di Detroit

Poi ho incontrato Forma, dove ho frequentato alcuni corsi e conosciuto due persone che hanno cambiato radicalmente la mia visione della fotografia. Da un lato il fotografo di architettura e paesaggio Maurizio Montagna e dall’altro il giovane curatore Francesco Zanot, con la sua passione per la fotografia americana.

Psychedelic Paper, la fotografia negli style magazine, a cura di Luca Ballarini di Bellissimo, mostra inclusa nel Festival di Photissima Art Fair, che ho curato nel 2012

Se l’arte e la fotografia di architettura sono state l’occasione per iniziare a dedicarmi alla fotografia, l’ispirazione risale a qualche anno più indietro, quando nelle librerie di Milano, dove allora studiavo, leggevo e compravo gli style magazine internazionali, con la loro irriverente commistione di linguaggi visivi, che spingevano la fotografia con la F maiuscola nella direzione della più totale sperimentazione.

Dalla sperimentazione negli style magazine, raccontata anche nelle docu-intervista a Luca Ballarini, direttore creativo e editoriale di Label, il primo style magazine italiano, sono passata al raccontare. Con W2, progetto nato in collaborazione tra il mio studio e Wu Magazine ho immaginato un canale tematico di documentari di lifestyle e diretto le sue storie.

Tra i documentari che più mi hanno appassionato ricordo Goodbye Hollywood, la storia di due giovani registi italiani di fantascienza e del loro sogno hollywoodiano. Uscito in esclusiva su Wired Italia, il documentario, insieme a una nostra intervista in diretta, è passato anche su Occupy Deejay.

Oltre ad aver scritto e diretto tutti i video prodotti dal mio studio, nel 2013 ho partecipato al Festival di Architettura in Città con la mia prima video installazione. Sono stata inclusa nella mostra Le Rovine Esposte, curata da Enzo Biffi Gentili, con Ruinenwerk, un’esplorazione urbana di alcuni dei principali siti archeologico-industriali di Torino.

Un long-edit della video installazione ha poi accompagnato la performance musicale di Davide Tomat, Paolo Spaccamonti e Dario Bruna, curata da Musica Novanta.

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